Fatto in Casa

(Foto Instagram)

 

Si riparte dal Fatto in Casa, così come abbiamo scoperto che era facile – e pure bello – impastare sul tavolo del soggiorno e che il forno della cucina non era poi così male, e che in fin dei conti era anche più saporito e genuino che acquistarlo al supermercato.

Forse il Covid19 ci ha fatto scoprire che il prodotto industriale realizzato in grandi numeri non è mai stato garanzia di qualità?

 

E quindi la Moda diventa come il Pane?

Quindi la nuova tendenza per ricominciare, sarà ristabilire le regole dell’antica tradizione?

Ed è (stato) un messaggio piuttosto chiaro che si era già (intra)visto su quella famosa vetrina che ormai si chiama Instagram, dove tutte le Maison, in attesa di pubblicare le immagini della quale collezione non si sapeva e né si sa, hanno cominciato a tirar fuori la Storia, per chi ce l’ha ovviamente, e di questi periodi sarebbe meglio anche inventarsela se proprio non la tieni.

E quindi, storia dopo storia, ecco che si riparte a ritroso.

 

Si riavvia l’apertura dalle tradizioni, dal fatto a mano, del fatto su misura, insomma del fatto in casa e non in Bangladesh.

E a suon di tamburi, c’è chi giura e spergiura che basta con gli sprechi e quelle ignobili regole del bieco consumismo che ci hanno fatto acquistare – fino a due mesi fa – la maglietta dell’orribile color trend ché tanto la indosso due volte e poi la getto via.

No, no, oggi si riparte dalla qualità.

Quale? Chiedo se non è di disturbo.

 

Cioè tutti, grandi e piccoli, ricominceranno a produrre solo in Terra natìa ricamando i capi sulle ginocchia di donne che cantano sulle note di “Va pensiero sulle ali dorate”?

Cioè chiuderanno le fabbriche nel mondo per riaprire nella periferia di Vercelli? Si rinuncerà a produrre quella famosa maglietta, di cui sopra, al costo di pochi euro, che riportata in Patria, rietichettata arriva a costi vertiginosi perché nel frattempo abbiamo inventato che il prezzo lo fa il potere del brand e non la qualità del prodotto?

E il consumatore sarà disposto a pagare la qualità, ne siamo così certi? Io no.

Intanto tuona pure Re Giorgio (Armani) che basta con l’esterofilia, da adesso (si fa per dire perché siamo ancora in piena Fase 1 forse 2) l’alta moda la sfila in Italia. E dove di grazia, in Piazza Duomo sotto la benedizione della Madonnina?

Belle eh tutte queste teorie, sulla carta però.

Perché la verità, quella vera, è che si brancola nel buio. Quello tetro, profondo e claustrofobico, dove la via d’uscita non è chiara a nessuno.

(E io, non vorrei essere nei mie panni)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *